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ABOLIRE IL TAGLIO DELLA CODA DEI SUINI MIGLIORANDO IL BENESSERE

  • 14 novembre 2019
  • Autore: Redazione VeSA
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La FVE (Federation of Veterinarians of Europe) e la EAPHM (European Association of Porcine Health Management) hanno pubblicato un documento, approvato all'unanimità dall'Assemblea generale dei Veterinari europei, riunita l'8 Novembre a Bruxelles, sulla prevenzione della morsicatura e del taglio della coda nei suini.

In questi animali la morsicatura della coda è un comportamento anomalo di difficile gestione, con conseguenze anche gravi sulla salute (ferite gravi, ascessi, piemia, aumento del rischio di altri problemi di salute come infezioni articolari e polmonite, con conseguenti perdite economiche sostanziali). La normativa comunitaria (Direttiva 2008/120/CE del Consiglio) prevede che la caudectomia sia limitata quanto più possibile ("​non deve costituire operazione di routine") e prima di effettuare questo intervento deve essere comprovata la presenza di ferite alle code di altri suini e devono essere messi in atto tutti gli accorgimenti utili per evitare che gli animali si procurino lesioni o manifestino altri comportamenti anomali, come per esempio garantire maggiori spazi (entro i limiti di legge) e adeguata quantità di arricchimenti ambientali (paglia attraverso mangiatoia fissate alla parete).

Nel documento si afferma innanzitutto che i suini sono esseri senzienti, capaci di dolore e sofferenza, che meritano considerazione e rispetto. Di conseguenza sarebbe auspicabile e opportuno abbandonare la pratica delle mutilazioni, come appunto la caudectomia, andando invece a migliorare il benessere dei suini in condizioni di allevamento intensivo.

Ancora oggi infatti la stragrande maggioranza dei suinetti allevati in Europa è sottoposta, pochi giorni dopo la nascita, all’amputazione preventiva di gran parte della coda (generalmente senza anestesia e analgesia), per ridurre la probabilità che si verifichino fenomeni di morsicatura della stessa in età avanzata.

Questo fenomeno può essere innescato e favorito da una vasta gamma di fattori, spesso in combinazione, tra cui ad esempio:

1. mancanza di materiali di arricchimento adeguati e sufficienti, che soddisfino le esigenze dei suini di esplorazione e masticazione, con conseguente frustrazione, noia e stress;

2. densità di allevamento eccessivamente elevata che causa aumento della concorrenza per le risorse, sfide sociali con mancanza di possibilità di sfuggire agli animali dominanti;

3. problemi di salute e malattie;

4. carenza di alimentazione e acqua potabile con una maggiore concorrenza per queste risorse;

5. problemi ambientali come flussi e correnti d'aria all'altezza degli animali, esposizione alla luce solare diretta con livelli di temperatura eccessivi che causano disagio termico, ventilazione inadeguata con conseguente riscontro di elevati livelli di polveri e gas nocivi come ad esempio l’ammoniaca;

6. pavimenti completamente fessurati;

7. predisposizioni genetiche.

Nel position paper viene quindi definito essenziale che il veterinario aziendale effettui una visita, almeno 1 volta al mese (a seconda del livello di rischio), in ogni allevamento suinicolo. In questo modo, mantenendo monitorata la situazione, il veterinario riesce a svolgere un ruolo chiave nel valutare i rischi di morsicatura della coda e nel consigliare agli allevatori un piano d'azione efficace, su misura per quella specifica azienda, con lo scopo di prevenire il fenomeno della morsicatura e di eliminare di conseguenza gradualmente, nel lungo periodo, la necessità di ricorrere al taglio della coda stessa.

Già nel 2016 l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha effettuato uno studio sulla possibilità di allevare il suino pesante italiano (allevato fino a 160 kg mentre negli altri Paesi dell’Ue non oltre i 115-120 kg) evitando la rimozione chirurgica della coda. La conclusione della ricerca è stata che la caudectomia può ridurre, ma non annullare, il rischio di morsicature mentre si tratta sicuramente di un intervento che causa dolore e può favorire l’insorgenza di comportamenti anomali diretti verso altre parti del corpo rispetto alla coda (es. addome). I risultati inoltre confermano l’assenza di una compromissione generalizzata del benessere associata alla morsicatura della coda nei soggetti non caudectomizzati nei quali il fenomeno è stato gestito in modo soddisfacente con il mantenimento di adeguate condizioni ambientali.

Nel documento pubblicato, la Federazione dei Veterinari propone e considera  auspicabile che il mercato vada a promuovere gli allevamenti suinicoli caratterizzati da alti livelli di salute e benessere animale, valorizzando e favorendo quindi quelli che non ricorrono al taglio della coda.

Inoltre, per garantire parità di condizioni tra la produzione dell'UE e quella dei paesi terzi, nel momento in cui, si spera, verrà vietata la caudectomia in Europa, sarà necessario anche interrompere l'importazione di suini a coda tagliata o di carni ottenuta da tali suini provenienti da paesi in cui la pratica sia ancora consentita.

Infine si osserva che sebbene non richiesto dalla Direttiva sulla protezione dei suini, alcuni Paesi o assicurazioni agricole consentono agli allevatori di effettuare la caudectomia solo se è stato rilasciato un certificato veterinario. La FVE ricorda quindi che tutte le certificazioni veterinarie devono essere redatte rispettando sempre i “10 principi” fondamentali enunciati dalla stessa federazione. Nel caso specifico della caudectomia, la certificazione può essere rilasciata solo se in allevamento sono già state messe in atto, senza sufficienti risultati, le misure ambientali e gestionali per la prevenzione del problema. Il certificato veterinario inoltre deve essere riferito esclusivamente ad un dato periodo di tempo e per un gruppo definito di suini.

 

Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

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