MTA e animali da compagnia nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione 2026-2031
Lo scenario epidemiologico e demografico italiano è stato sottoposto, in pochi anni, ad ampie e complesse trasformazioni. Questo richiede inevitabilmente un completo ripensamento delle strategie di prevenzione che devono rendersi idonee a rispondere con efficienza ed efficacia alle nuove esigenze sanitarie della popolazione.
Il 21 maggio 2026 è stata raggiunta in Conferenza Stato-Regioni l’intesa sul Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026–2031, atto che definisce le linee strategiche delle politiche di prevenzione sanitaria per il prossimo quinquennio, con la finalità di garantire in modalità sempre più efficace, uniforme e fruibile a tutti, la tutela della salute sul territorio nazionale. Il nuovo Piano, infatti, rinforza maggiormente l’integrazione tra prevenzione, assistenza e programmazione regionale, promuovendo un sistema rivolto a garantire ulteriore equità nell’accesso ai servizi sanitari, orientando contemporaneamente e maggiormente l’approccio One Health, che, come noto, considera in modo congiunto salute umana, animale ed ambiente.
In prima battuta le competenze finanziarie stabilite per la realizzazione del Piano paiono esigue se rapportate alle necessità essendo destinati alle Regioni e alle Province autonome 200 milioni di euro annui, a cui si aggiungono ulteriori 50 milioni per il 2026 dedicati alle attività di prevenzione territoriale.
Tra le novità generali introdotte per assicurare trasparenza e omogeneità, spicca l’introduzione di una piattaforma digitale nazionale per la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione dei Piani regionali di prevenzione.
Il nuovo Piano si inserisce, inoltre, nel percorso di rinnovamento della sanità pubblica previsto dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), anche attraverso il National Health Prevention Hub, piattaforma che mette in rete istituzioni e competenze con l’obiettivo di rafforzare la governance e la capacità di progettazione in ambito preventivo. La mission di questo portale innovativo è quella di promuovere strategie partecipative ed integrate basate su dati certi, evidenze scientifiche e l’analisi di concreti bisogni di salute delle comunità.
Considerando gli ambiti della sicurezza alimentare e della sanità pubblica veterinaria, alcuni argomenti emergenti figurano nei macro obiettivi del Piano, tra questi il contrasto alle Malattie Trasmesse dagli Alimenti (MTA) e, in piena ottica One Health, la sempre più diffusa convivenza tra gli animali da compagnia ed i contesti sociali familiari umani.
Le Malattie Trasmesse dagli Alimenti -MTA, che da tempo hanno assunto un ruolo predominante anche tra gli obiettivi sanitari marchigiani, costituiscono un obiettivo prioritario anche del Piano Nazionale della Prevenzione 2026- 2031. In particolare si è considerato come la problematica sia stata finora sottostimata e sottovalutata a causa dei sintomi, che si manifestano spesso di lieve entità, con conseguente mancata prescrizione di esami coprologici ad hoc, o della difformità nell’impiego di protocolli diagnostici e terapeutici. In primis si rende quindi necessario incrementare e standardizzare la collaborazione tra autorità competenti, anche tra gli stessi Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione, ed i laboratori di riferimento. Fondamentale sarà inoltre un’omogenea applicazione degli studi epidemiologici e il miglioramento di rapidità ed estensione delle allerte a tutti i livelli territoriali. È evidente l’importanza della collaborazione trai medici umani e veterinari, biologi, tecnologi alimentari, chimici e altre figure professionali coinvolte, interazione fondamentale per giungere alla certa identificazione degli alimenti responsabili dello sviluppo delle patologie.
Nella sfera degli animali da compagnia vengono prese in considerazione zoonosi, aggressioni ed oncologia comparata. L’incremento del numero dei pets conviventi in ambito familiare apporta sicuramente benefici psicologici e sociali ma costituisce anche un potenziale rischio di esposizione a malattie a carattere zoonosico, anch’esse in aumento anche a causa del riscaldamento globale (specialmente patologie da insetti vettori, quale ad es. la leishmaniosi).
Inoltre la problematica dei cani abbandonati risulta ancora attuale, nella consapevolezza che i canili-rifugio risultano meno visitati di una volta a scapito di adozioni che si rivolgono a canali alternativi quali social e siti online. Le adozioni senza personale che sia in grado di valutare preliminarmente la corretta rispondenza animale-uomo genera binomi con proprietari non sufficientemente consapevoli della sensibilità necessaria alla gestione del rapporto. Parimenti queste adozioni impersonali producono incapacità di gestione di alcuni cani, il che porta inevitabilmente ad episodi di aggressività o morsicature, con conseguente successiva rinuncia alla proprietà degli stessi animali.
Parimenti allo scambio di patologie (e spesso di terapie) uomo-animale, si sottolinea come l’oncologia veterinaria assuma un ruolo chiave nell’ambito dell’oncologia comparata (approccio One Health) perché i tumori di cane e gatto presentano caratteristiche simili a quelli umani, probabilmente anche a causa di esposizione agli stessi fattori di rischio e contaminanti ambientali. A tal proposito sono da tempo sorti alcuni “registri tumori” locali (Genova, Ivrea, Verona-Vicenza, Umbria, Marche), mentre dal 2013 è attivo il sistema nazionale NILOV, coordinato dal Centro di Referenza Nazionale per l’Oncologia Veterinaria e Comparata (CEROVEC) e dal Ministero della Salute, basato sui referti istologici degli IIZZSS e di alcuni Dipartimenti di Medicina Veterinaria.
A tal proposito risulta inevitabile sottolineare come l’importanza di tali registrati sia stata finora sottovalutata dai veterinari ed i dati forniti siano, allo stato attuale, fatalmente lacunosi.
Il Ministero della Salute si impegna al coordinamento del percorso di attuazione e monitoraggio del Piano assicurando il raccordo operativo con Regioni e Province autonome per il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione fino al 2031, supportandoli con una piattaforma web-based, documenti e format (di rilievo il documento di traduzione operativa dell’approccio all’equità in salute, contemplato nell’allegato 1 del piano nazionale prevenzione 2026-2031).
La Road Map e le principali scadenze per l’attuazione del Piano nel 2026 sono:
-entro il 31 maggio 2026, le regioni e le province autonome recepiscono l’intesa prevedendone la condivisione e l’impegno all’adozione della stessa visione, dei principi e delle priorità;
-entro 90 giorni dall'Intesa Il Ministero della Salute avvia la collaborazione con l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) per definire i criteri sugli standard per la rideterminazione delle dotazioni organiche dei Dipartimenti di Prevenzione;
-entro il 30 settembre 2026, le regioni e le province autonome inseriscono in piattaforma le informazioni relative alla pianificazione regionale, secondo il format previsto;
-entro il 30 novembre 2026, il Ministero esamina la pianificazione regionale e propone eventuali integrazioni o correzioni;
-entro il 31 dicembre 2026, le regioni e le province autonome adottano, con apposito atto specifico, il proprio Piano Regionale Prevenzione.
Successivamente entro il 31 marzo di ogni anno, le regioni e le province autonome dovranno documentare lo stato di avanzamento nella realizzazione dei Piani regionali al 31 dicembre dell’anno precedente.
Autore
Giuseppe Iacchia