X
GO

LA TUTELA DEL BENESSERE DEL CONIGLIO: UN ARGOMENTO CHE MERITA UN ULTERIORE SVILUPPO

  • 14 luglio 2020
  • Autore: Redazione VeSA
  • Visualizzazioni: 2081
  • 0 Commenti

 Il coniglio (Oryctolagus cuniculus) appartiene all’ordine dei lagomorfi, simili ai roditori, da cui si differenziamo per un paio di incisivi superiori in più,  in natura è un animale principalmente notturno e fortemente gregario, organizzato in strutture molto gerarchizzate ed in colonie molto numerose che vivono in un’intricata rete di tunnel sotterranei (da cui il nome latino cuniculus) per sfuggire ai predatori di tana come le donnole o gli ermellini.

Abituato quindi a trascorrere gran parte delle ore diurne in luoghi sotterranei, il coniglio sopporta la vita in gabbia, a patto che l’ambiente sia arricchito con strutture che possono fungere da rifugio e con altri accessori, come ad esempio i tubi di plastica, che ricordano i cunicoli delle tane.

Questi animali possiedono circa 100 milioni di cellule olfattive e gli odori costituiscono il più importante mezzo di comunicazione mediante la produzione e la trasmissione di feromoni. Il salto è la loro tipica azione: un individuo di medie dimensioni può compiere balzi di 70 cm e correre fino a 75 Km/h.

Il tempo passato in superficie, per lo più nelle ore di penombra, è quasi interamente impiegato a mangiare gran quantità di vegetali, spesso di scarsa qualità nutritiva. Una caratteristica di questa specie è la reingestione di una parte delle loro feci. Recuperata direttamente dall’ano e ingerita, la parte di feci che viene mangiata è diversa dalle altre feci emesse: è più soffice e ricoperta di muco (ciecotrofo).

Questi succinti ma essenziali richiami comportamentali sono necessari per rimarcare le evidenti discrepanze tra la vita allo stato libero e quella a cui la specie è costretta in cattività.

L’allevamento del coniglio in Italia ha tradizioni popolari diffuse che risalgono ai Romani e si consolidano nel Medioevo, da sempre la destinazione commerciale si rivolge sia alla produzione della carne che all’utilizzo della pelliccia (L’Italia è il terzo produttore di carne cunicola in Europa, nonostante nel nostro paese i consumi di coniglio si siano dimezzati negli ultimi 25 anni, anche per via del numero sempre maggiore di persone che li prende in considerazione come animali d’affezione).

Il ricorso alle cosiddette “conigliere” inizia nel Cinquecento, mentre nell’Ottocento si avvia la selezione delle differenti razze e la diffusione delle gabbie a fondo grigliato. Le forme di allevamento su scala intensiva in edifici chiusi, si sviluppa particolarmente nel Novecento, specialmente dagli anni 70’, quando i mangimi sostituiscono progressivamente l’alimentazione naturale permettendone una forma di allevamento svincolata dalle stagionalità dei foraggi. L'allevamento dei conigli si svolge principalmente in cinque Stati membri dell'UE: Francia, Ungheria, Portogallo e Spagna e Italia.

In Italia attualmente le uniche indicazioni precise a norma di legge sulle modalità di ricovero riguardano esclusivamente i conigli “da laboratorio” e sono deducibili dal Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 26 (Attuazione della Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici). Qualora l’utilizzo dei conigli sia ritenuto fondamentale nell'ambito della ricerca, vengono previsti alcuni accorgimenti per le gabbie (ad es. una piattaforma rialzata all'interno dell'alloggiamento che permetta all'animale di sdraiarsi, sedersi, muoversi facilmente e che non occupi più del 40% dello spazio). L’areale minimo al suolo per uno o due animali socialmente armoniosi è indicato in cm² 3500 (sotto i 3 kg), applicabile sia alle gabbie che ai box chiusi. La superficie supplementare al suolo per il terzo, il quarto, il quinto e il sesto esemplare è di minimo 3000 cm²  per coniglio,  di minimo 2500 cm²  per ogni esemplare dal settimo in poi. L’altezza minima della gabbia per gli stessi esemplari è di 45 cm (fino a 60 cm per i conigli che superano i 5 kg). Altre indicazioni sono fornite per i conigli di età inferiore a 10 settimane e per le femmine con la cucciolata.

Se invece ci riferiamo agli animali allevati nelle aziende da reddito il quadro normativo di riferimento in materia di benessere animale è, di fatto, pressoché inesistente o fermo ad indicazioni di massima, sia in Italia che nel resto dei paesi UE. E' significativa la precisazione che il Ministero della Salute ha ritenuto opportuno premettere alle proprie “Linee di indirizzo” in materia di benessere nell'allevamento, redatte nel 2014: “In considerazione del fatto che sia a livello europeo che a livello nazionale non vi sono allo stato attuale normative vigenti, finanche indicazioni in merito all’allevamento del coniglio da carne, si ritiene utile divulgare le seguenti linee di indirizzo non vincolanti e quindi di applicazione volontaria (tranne che  per quanto ripreso dal Decreto Legislativo 146/2001) che, richieste anche dalle associazioni di categoria, saranno utili a tutti gli operatori del settore al fine di avere utili indicazioni sulle corrette modalità di allevamento del coniglio. Il testo potrà essere rivisto e modificato in relazione ad eventuali nuove conoscenze scientifiche o nuove e più approfondite esperienze di allevamento che si dovessero rendere disponibili” (Linee di indirizzo del Ministero della Salute, 2014).

Nell’allegato 2 dell’atto vengono fornite disposizioni supplementari applicabili alle gabbie arricchite con l’introduzioni di strutture che permettono un uso funzionale di spazio di vita e di riposo. Tale struttura deve consentire inoltre alla femmina di isolarsi quando i piccoli hanno lasciato il nido e possedere una piattaforma sopraelevata, un vano separato e un tunnel. Deve inoltre essere messo a disposizione dei conigli del materiale adatto per consentire loro un comportamento esplorativo e l’esecuzione di attività orali come rosicchiare e masticare. Tali strumentazioni possono essere naturali (trave di legno) o di altri materiali (es. piccola catena di metallo).

Vengono inoltre fornite indicazioni riguardo le dimensioni minime della piattaforma, lo spazio per conigli destinati alla riproduzione, le dimensioni per le femmine senza nidiata e con nidiata (lunghezza, larghezza, altezza minima inclusa l’area del nido).Nelle stesse Linee Guida vengono anche indicati gli spazi minimi per conigli da ingrasso e conigli da rimonta (se queste gabbie sono usate per conigli da ingrasso, l’area minima per animale non deve mai essere superiore alla densità di 40kg/m²).

Attualmente disponiamo di risultati di ricerca significativi, dopo che la commissione AGRI (per l'agricoltura e lo sviluppo rurale) del Parlamento Europeo ha chiesto all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) di aggiornare il parere scientifico, datato 2005, sulla salute e il benessere dei conigli, in Europa, per la produzione di carne.  Il mandato conteneva, specificamente, anche la valutazione del benessere dei conigli allevati in diversi sistemi di produzione, compresa la modalità di produzione biologica, considerando l'impatto di tutti gli aspetti relativi all'alloggiamento, all'allevamento e alla nutrizione sul benessere.

Il Parlamento Europeo ha inoltre approvato nel 2017 una Proposta di risoluzione (2016/2077 INI) sulle norme minime per la protezione dei conigli d’allevamento, attraverso la quale si vuole dare avvio a un’ampia discussione sulla coniglicoltura nell’UE e sui metodi d’allevamento, incoraggiando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa in grado di colmare le attuali lacune che portano a danni al benessere animale a livello di custodia, allevamento, riproduzione, trasporto e macellazione dei conigli da allevamento. Tutte le misure dovrebbero "essere armonizzate a livello comunitario introducendo una normativa specifica dell'UE per la protezione minima dei conigli da allevamento, compreso un sistema chiaro di produzione delle etichette che consenta ai consumatori dell'Unione di effettuare scelte informate riguardo alla carne di coniglio che acquistano" (punto 19), considerando, inoltre, che i conigli sono numericamente la quarta specie di animali da allevamento più diffusa nel mondo e la seconda nell'UE (il numero di conigli da carne supera gli 1,2 miliardi di capi macellati al mondo ogni anno, 340 milioni dei quali in Europa).

Alla fine del 2018, l'EFSA ha istituito un gruppo di lavoro di esperti europei su diversi aspetti del benessere dei conigli, compresa la salvaguardia sanitaria.  Ad oggi le pratiche utilizzate per l'allevamento dei conigli variano ampiamente. Per rappresentare una parte di questa variabilità, il team scientifico ha focalizzato la sua valutazione su sei diversi sistemi abitativi: (1) gabbie convenzionali, (2) gabbie strutturalmente arricchite, (3) sistemi a parco, (4) recinti a pavimento, (5) sistemi esterni/parzialmente esterni e (6) sistemi biologici.

Una revisione della letteratura delle prove scientifiche disponibili sui conigli d'allevamento ha identificato 20 conseguenze impattanti sul benessere. Il confronto del livello di benessere, nei diversi sistemi abitativi, si è basato sul calcolo di un punteggio complessivo tenendo conto dell'occorrenza, della durata e della gravità appunto di queste 20 differenti casistiche.

Lo scorso 9 gennaio, l’EFSA ha pubblicato un parere scientifico sulla salute e il benessere dei conigli negli allevamenti da cui scaturisce che le limitazioni della libertà di movimento vengono identificate come il peggiore problema in termini di welfare, il report EFSA  boccia chiaramente le classiche gabbie finora utilizzate totalmente spoglie, che ottengono il punteggio più basso dei sei sistemi di allevamento analizzati. Per quanto riguarda le gabbie arricchite – cioè che hanno dimensioni maggiori e strutture come piattaforme – nel report EFSA vengono considerate un miglioramento rispetto alle gabbie abituali, tuttavia,  anch’esse ricevono punteggi molto bassi per quanto riguarda la considerazione della possibilità di movimento, che viene valutata addirittura come peggiore rispetto a quelle convenzionali.