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SQNBA: un sistema di certificazione della qualità aziendale per il rilancio dell’agroalimentare made in Italy

La riqualificazione delle tecniche di allevamento rappresenta un obiettivo al quale tendere attraverso politiche organiche, a cui gli allevatori più lungimiranti possano aderire, attraverso un processo graduale di miglioramento della sostenibilità ambientale ed economica delle produzioni animali.

La collaborazione che si è realizzata tra i Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e l’Associazione Accredia (l’Ente Nazionale che certifica i certificatori) ha condotto ad intraprendere un processo innovativo per arrivare ad una produzione nazionale agroalimentare di maggior qualità.

Chiave di volta per realizzare quanto auspicato è il coinvolgimento della figura del Veterinario Aziendale, quella definita dagli articoli 3 e 4 del Decreto del Ministro della Salute 7 dicembre 2017, un sanitario che si qualifica come un libero professionista scelto volontariamente dall’operatore OSA al fine di contribuire ad incrementarne il livello sanitario e produttivo dell’azienda, che svolge le proprie funzioni in base ad un rapporto formalizzato attraverso la sottoscrizione di uno schema di designazione (di cui all’allegato 3 dello stesso decreto). È un consulente che segue con continuità l’allevamento e si occupa di gestione del farmaco veterinario (Rev e registro dei trattamenti), del benessere animale, della biosicurezza e del complessivo management dell’allevamento (epidemiologia, alimentazione, condizioni igienico-ambientali) e quindi, grazie alla sua ottica privilegiata, ne conosce chiaramente tanto lo stato sanitario quanto quello produttivo.

Il sistema agroalimentare, a livello di produzione primaria, condivide la situazione di emergenza, come quella generata dalla diffusione del Coronavirus COVID-19, con tutti gli altri settori produttivi nazionali. L'allevamento di animali da reddito, così come il resto del comparto agro-zootecnico, affronta problemi legati alla produzione ed ai rischi sanitari, sempre più interconnessi, rendendo di fatto necessario un approccio integrato tra tutti gli attori coinvolti. L'interesse economico e la produttività di un'azienda sono, infatti, strettamente legate al suo livello sanitario, alla capacità di predisporre e migliorare misure atte a prevenire l'ingresso e la diffusione delle malattie infettive (biosicurezza), al rispetto del benessere animale, all'uso corretto dei farmaci, nonché alla riduzione dell'impatto ambientale.

Il percorso virtuoso da seguire a livello nazionale per consolidare la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle produzioni, favorire un recupero di competitività del settore animale, migliorare la tollerabilità dei processi produttivi, nonché garantire la trasparenza nei confronti dei consumatori, è stato delineato dal DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34  (Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19), il cosiddetto ”Decreto Rilancio”, convertito con modificazioni dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77  

L'iter dell’applicazione è definito dall'articolo 224 bis della stessa Legge e prevede un passaggio in Conferenza Stato-Regioni prima della sua adozione finale.

Tramite appositi decreti emessi dai Ministeri coinvolti, in base alle loro reciproche competenze, dovranno essere definiti: la disciplina produttiva, l’indicazione specifica dei prodotti conformi, le procedure di armonizzazione e di organizzazione dei sistemi di certificazione e di qualità. Inoltre in tale contesto normativo si dovranno includere le attestazioni rilasciate da organismi accreditati ai sensi del Regolamento (CE) n.765/2008 del 9 luglio 2008, le misure di controllo, le modalità di utilizzo dei records disponibili nei database che operano nel settore agricolo e sanitario, nonché tutte le informazioni utili quali le modalità di alimentazione. Il tutto dovrebbe integrarsi coi sistemi che si implementano via via grazie ai risultati dei controlli ufficiali, ai campionamenti, alle prove e diagnosi effettuate dagli istituti zooprofilattici sperimentali ed agli inserimenti dei dati effettuati dal veterinario aziendale.

Per realizzare tali aspettative i Ministeri propongono la riconversione qualificativa delle tecniche di allevamento, che deve necessariamente essere guidata e sostenuta attraverso la definizione di specifici Manuali di Buone Pratiche e di Corretta Gestione degli animali in allevamento.

Inoltre tra gli auspici ministeriali prendono posto l'attivazione di un adeguato pacchetto di misure, coordinando i diversi strumenti attualmente disponibili e quelli che saranno messi a disposizione dalla Politica Agricola Comune e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che si basano sui presupposti di sostenibilità dei vari processi produttivi.

Per la credibilità della certificazione, il Veterinario Aziendale sarà parte attiva del Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale  (SQNBA) che sarà realizzabile se questa figura di sanitario si renderà attore nel processo di certificazione della produzione primaria, cioè se sarà un soggetto di cui gli allevatori si doteranno per intraprendere quel processo di qualificazione degli allevamenti, in cui il benessere animale sarà un punto pregnante, ma non l’unico preso in considerazione. Il Sistema sarà basato su un insieme di requisiti, in una visione di corretto management dell’azienda, che hanno appunto come fulcro il benessere animale (valore dal forte richiamo etico e psicologicamente accattivante per il consumatore) ma che è la somma di fattori sanitari, di biosicurezza, di gestione complessiva e di uso corretto del farmaco veterinario.

La certificazione sarà su base volontaria e rivestirà un elemento di qualità basata su evidenze scientifiche e su organismi di certificazioni riconosciuti da Accredia, che offrirà alla filiera e al consumatore finale sempre maggiori garanzie di credibilità e attendibilità delle dichiarazioni che compaiono nelle etichettature dei prodotti di origine animale.

Il contenitore degli elementi rilevati è il database Classyfarm, con le sue check list, particolarmente riferite al settore suinicolo, il primo settore ad essere stato considerato per la categorizzazione del rischio e sul quale ancora energicamente preme l'Unione Europea per superare la routine del taglio della coda (applicazione Decreto legislativo 122/2011) nel compartimento agroalimentare nazionale, ove infatti, ad oggi, solo l'11% degli allevamenti risultano essersi adeguati opportunamente ai dettami comunitari.

A certificarsi SBNQA potranno essere sia quegli allevamenti (produzione primaria) che le linee alimentari di produzione (catena di Custodia) il cui obiettivo sia quello di fornire garanzia sulla provenienza dei prodotti di origine animale, lungo tutta la filiera, fino al consumatore finale. Nella catena di Custodia devono essere inclusi tutti gli attori della filiera che trasportano o lavorano un prodotto non preimballato e/o lo etichettano, fino al punto vendita.

Il processo di certificazione degli allevamenti dovrà essere intrapreso come singola azienda (Codice in BDN) e sarà il Sistema Classyfarm a determinare se l’Azienda sarà pronta o meno alla certificazione SBNQA.

Qualora le informazioni sul benessere animale fossero già utilizzate sulla base di norme tecniche o di certificazioni volontarie riconosciute/autorizzate alla data di entrata in vigore del Decreto, le procedure previste da dette certificazioni dovranno essere rese conformi allo stesso.

Per i precursori dei tempi in merito al benessere animale in etichetta è inoltre prevista una fase di adeguamento e di transizione della durata di dodici mesi entro i quali conformarsi ai criteri del SQNBA. A loro volta, gli operatori della filiera che intendono certificare i loro prodotti dovranno fare riferimento agli allevamenti così certificati.

Questa certificazione prevede un procedimento di valutazione che, nel caso della produzione primaria, dovrà coinvolgere un Valutatore con laurea in Medicina Veterinaria; nella catena di custodia il Valutatore potrà anche essere un profilo con una laurea diversa.