X
GO

BSE: ANCORA UN RISCHIO PER LA SALUTE UMANA?

  • 21 dicembre 2021
  • Autore: Redazione VeSA
  • Visualizzazioni: 1048
  • 0 Commenti

La BSE (Encefalopatia Spongiforme Bovina) è una malattia neurodegenerativa dei bovini causata da un prione, agente non classificabile né come virus né come batterio. Tra le encefalopatie spongiformi trasmissibili è la più conosciuta ed anche l’unica certamente zoonotica che può essere trasmessa all’uomo attraverso il consumo alimentare di materiali specifici a rischio (MSR) di bovini affetti da questa malattia. Tutto ha avuto origine con l’aumento dei casi umani della nuova variante della Malattia di Creutzfeld-Jakob (nvCJD) a seguito dei numerosi focolai di BSE nel Regno Unito a partire dal 1986. La nuova variante rispetto alla forma sporadica, colpisce principalmente persone giovani e i sintomi sono disturbi di tipo sensoriale, forti dolori, perdita di memoria, movimenti involontari, fino ad un vero e proprio stato demenziale e morte.

La BSE si ipotizza abbia avuto origine da carcasse di bovini affetti da tale malattia e impiegate nella produzione di farine di carne ed ossa destinate all’alimentazione animale ma il cui processo produttivo non determinava la disattivazione del prione.

MISURE SANITARIE

Al fine di tutelare la salute dell'uomo e degli animali, le prime azioni sanitarie sono state adottate a partire dal 1989 ma hanno subito nel tempo diverse variazioni fino alla emanazione del Regolamento CE n. 999/2001. Si tratta di un Regolamento che individua misure di controllo in tutte le fasi produttive: dall’allevamento all’utilizzo dei mangimi, alla macellazione fino all’immissione in commercio dei prodotti di origine animale. A tal proposito individua 5 capisaldi sui cui concentrare le attività:

  1. sorveglianza sui bovini;
  2. eradicazione negli allevamenti colpiti dalla malattia;
  3. controlli sui mangimi per le contaminazioni da farine animali;
  4. obbligo di eliminazione dei MSR (cervello, midollo spinale, occhi, tonsille, pacchetto intestinale) nei macelli;
  5. classificazione dei paesi in funzione del rischio BSE (trascurabile, controllato, sconosciuto).

Le misure di sorveglianza, di eradicazione negli allevamenti colpiti e la classificazione dei paesi in funzione del rischio, rappresentano i punti salienti per quanto riguarda la sanità animale.

Sorveglianza sui bovini

La sorveglianza sui bovini è sia di tipo passiva, con la denuncia dei sospetti clinici con sintomatologia nervosa, loro abbattimento e diagnosi di conferma dall’obex, sia di tipo attiva a partire dal 01/01/2001 basata sull’uso di test rapidi su soggetti regolarmente macellati e su soggetti morti appartenenti a categorie a rischio (morti in stalla o durante il trasporto, macellati d’urgenza o in differita) di determinate età. La BSE non può essere diagnosticata con metodi sierologici per l’assenza di risposta immunitaria ma solo con test che evidenziano le lesioni spongiformi e l’accumulo della proteina prionica nel tessuto nervoso, in particolare nell’obex (regione triangolare disposta nell’angolo formato dall’unione dei due bordi laterali del IV ventricolo).

Evoluzione sorveglianza attiva BSE

Nel tempo, grazie all’efficiente sistema di sorveglianza che ha portato al miglioramento della situazione epidemiologica, è stata rivista l’analisi del rischio quindi innalzata l’età dei bovini da campionare e considerata solo la categoria degli animali a rischio e non più anche quelli regolarmente macellati poiché si è osservato un rischio maggiore tra i capi morti (Tab.1).

Annualità

Categoria

Età in mesi (≥)

Riferimento normativo

2001-2004

Bovini a rischio e regolarmente macellati

24
24

D.M. 07/01/2000

2005-2008

Bovini a rischio e regolarmente macellati

24
30

Legge 43 del 31/03/2005

Art. 7-vicies semel

2009-2010

Bovini a rischio e regolarmente macellati

48
48

Dec. 2008/908 CE

2011-2012

Bovini a rischio e regolarmente macellati

48
72

Dec. 2009/719 CE

2013-ad oggi

Bovini a rischio

48

Dec. 2013/76 UE

 

Tab.1-Evoluzione sorveglianza attiva BSE in base all’età e categoria

 

Dal 2001 al 2013 sono stati eseguiti in Italia oltre 7 milioni di test su capi bovini-bufalini.
Dai dati del Centro di Referenza Nazionale per le encefalopatie animali dell’IZS del Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta risultano essere stati diagnosticati 141 casi autoctoni di BSE e 4 casi importati (3 dalla Germania e 1 dalla Danimarca).
Il numero di casi rilevati per anno è andato progressivamente diminuendo, in particolare a partire dall’anno 2004 (Fig.1).

 

 

 

 

L’ultimo caso, un animale nato nel 1997, è stato diagnosticato nel 2011. La razza bovina che ha presentato più casi è stata la Frisona, essendo la razza maggiormente rappresentata.
Nella Regione Marche si è verificato un unico caso nell’anno 2001 su una bovina di razza Frisona macellata d’urgenza. Invece, nella Regione Abruzzo i casi confermati sono stati 3, sempre su bovine di razza Frisona, di cui 2 nel 2002 su capi regolarmente macellati e 1 nel 2001 per macellazione differita.

Relativamente alla diffusione geografica, la malattia si è maggiormente concentrata nelle aree della Pianura Padana e del Nord-Est mentre non hanno registrato alcun caso Calabria e Liguria (Fig.2).

 

 

 

 

Status sanitario

Nel 2008 l’Italia è stata categorizzata come paese a rischio controllato mentre dal 2013 è a rischio trascurabile. Attualmente, solo due Stati Membri restano ancora sotto lo status di paese a rischio controllato per BSE: Francia e Grecia (Dec. 2021/1321) i cui animali se macellati in Italia devono essere sottoposti a rimozione del MSR. Stessa rimozione per i bovini provenienti dai Paesi Terzi come Serbia (escluso Kossovo) e Gran Bretagna (esclusa Irlanda del Nord). Inoltre i capi morti in Italia ma provenienti da Romania e Bulgaria devono essere testati a 24 mesi se appartenenti a categoria a rischio e a 30 mesi se regolarmente macellati (DGSAF n.27017 del 19/11/21).

Sorveglianza dei bovini in Area Vasta 5

Sul territorio della Provincia di Ascoli Piceno alla data del 31.12.2020 risultavano attivi 669 allevamenti di bovini con 5562 capi. I controlli di competenza del Servizio Veterinario di Sanità Animale relativamente alla BSE riguardano le aziende bovine e bufaline presso le quali si procede al prelievo dell’obex sugli animali morti in stalla di età pari o superiore a 48 mesi (24 mesi per i soggetti nati in Paesi non compresi nella lista di cui all’allegato alla Dec. 2008/908/CE).

Il veterinario ufficiale a seguito della chiamata da parte dell’allevatore e dopo aver verificato i dati nell’anagrafe nazionale, esegue il prelievo del tronco encefalico in allevamento. La metodica consiste nell’incidere trasversalmente con il bisturi caudalmente ai padiglioni auricolari, disarticolare la testa a livello dell’articolazione atlanto-occipitale, inserire il cucchiaio nel Foramen Magnum, ruotarlo per recidere i nervi cranici, estrarre il tronco encefalico, porlo in un contenitore sterile e refrigerarlo in attesa dell’invio al laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (Foto1-6). E’essenziale intervenire il prima possibile per evitare l’autolisi post mortem che renderebbe irriconoscibile il sito d’esame.