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Impianti di ventilazione e climatizzazione: NUOVE INDICAZIONI per un corretto utilizzo durante l’epidemia COVID-19

  • 2 luglio 2020
  • Autore: Redazione VeSA
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Con le alte temperature ambientali di questi giorni è diventato ormai inevitabile e necessario ricorrere all’utilizzo di sistemi di ventilazione e climatizzazione per mitigare il caldo.

In una situazione di pandemia da COVID-19, che non può ancora e non deve essere considerata superata, è quindi molto importante fugare dubbi e fornire utili indicazioni sul corretto utilizzo di impianti di ventilazione/climatizzazione in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2.

Dopo la pubblicazione dell’articolo Impianti di ventilazione e climatizzazione: corretto utilizzo durante l’epidemia COVID-19 (a cui si rimanda), facendo riferimento al nuovo Rapporto redatto dall’ISS (n. 33/2020) sull’argomento, si descrivono di seguito aggiornamenti e ulteriori indicazioni da seguire.

 

Premessa

La trasmissione del virus SARS-CoV-2 è ad oggi esclusivamente interumana. A livello mondiale sono stati segnalati rarissimi episodi di malattia in animali domestici (cani e gatti), grandi felini (leoni e tigri) e visoni, che avevano avuto contatti stretti con proprietari o addetti alla gestione malati o portatori sani ma non è assolutamente stata provata la possibilità di una trasmissione inversa diretta dall’animale all’uomo.

Il contagio avviene prevalentemente attraverso droplet, goccioline di saliva normalmente emesse con tosse, starnuti ed anche attraverso il cantare ed il parlare, soprattutto con enfasi, che, nel caso di soggetti infetti, contengono le particelle virali. La diffusione e quindi il contagio può avvenire durante la fase di incubazione (4-7 giorni in media), durante la malattia e anche da parte di soggetti asintomatici.

Un altro meccanismo di trasmissione riconosciuto è il contatto indiretto che si realizza toccando con le mani contaminate la mucosa di bocca, naso e occhi. A tal proposito, per quanto riguarda la persistenza del nuovo coronavirus sulle superfici, sono stati svolti 2 recenti studi dai quali si evince che, in condizioni sperimentali, SARS-CoV-2 resta infettante per periodi inferiori alle 3 ore su carta (carta da stampa e per uso igienico), fino a 24 ore su legno e tessuti, e per periodi più lunghi su superfici lisce quali acciaio e plastica (3-4 giorni). Il virus persisteva fino a 7 giorni sul tessuto delle mascherine chirurgiche. Un secondo studio ha dimostrato che il virus infettante è rilevabile, in condizioni di laboratorio, a 21-23°C e con un’umidità relativa del 40%, fino a 4 ore su rame, 24 ore su cartone, 48 ore su l’acciaio e 72 ore su plastica.

Una corretta igiene delle mani e delle superfici è pertanto indispensabile per la prevenzione dell’infezione. Si ricorda che disinfettanti contenenti alcol (etanolo) o a base di cloro (candeggina) sono in grado di uccidere il virus.

Sulla base delle conoscenze attuali dunque la trasmissione del SARS-CoV-2 avviene attraverso droplet e per contatto mentre al momento non ci sono prove certe per sostenere che il contagio si possa diffondere via aerosol o per via fecale-orale.

In particolare, una trasmissione tramite aerosol è stata dimostrata solo in ambiente sanitario a seguito di specifiche procedure come ad esempio intubazione, tracheotomia o ventilazione indotta, per le quali l’OMS raccomanda precauzioni specifiche per ridurre il rischio di contagio.

La possibilità di diffusione dell’infezione tramite droplet è condizionata da vari fattori: dimensioni delle goccioline espiratorie (la probabilità che una gocciolina contenga virioni è direttamente proporzionale al suo volume), temperatura e umidità relativa dell’aria ambiente, tasso di ricambio dell’aria, direzione e intensità dei flussi d’aria e aerodinamica delle goccioline in cui è presente il virus. Queste variabili influenzano fortemente la distanza di diffusione e di caduta ed il tempo di persistenza in aria.

Viste tali premesse, in presenza di un soggetto contagioso per COVID-19, gli impianti di ventilazione/climatizzazione, in base alle loro caratteristiche e al loro uso, possono condizionare notevolmente la trasmissione dell’infezione, sia favorendo che riducendo il rischio.

Da studi effettuati ma anche analizzando situazioni venutesi a creare (ad esempio contagio di alcuni clienti, avvenuto in un ristorante in Cina, locale senza finestre ma con impianto di climatizzazione. Le persone infettate si trovavano a distanza di 1-3 metri da un soggetto asintomatico ma infetto, a sua insaputa) si è potuto dimostrare che:

1) gli impianti di climatizzazione e di ventilazione determinano la movimentazione dell’aria e la formazione di getti d’aria che possono prolungare nel tempo il periodo di sospensione delle gocce salivari, incrementare la gittata delle gocce e determinare la dispersione e lo spostamento dell’aerosol verso una diversa porzione dell’ambiente, investendo altri occupanti e favorendone il contagio;

2) l’impianto di ventilazione, se la ripresa dell’aria non avviene nello stesso ambiente di immissione in modo bilanciato, può comportare la diffusione dei patogeni verso gli ambienti adiacenti;

3) i patogeni possono essere veicolato a distanza attraverso le condotte di distribuzione dell’aria;

4) l’immissione di aria esterna determina una diluizione dei patogeni, riducendo la carica virale media e quindi la probabilità di contagio mentre il ricircolo può diventare ulteriore fonte di rischio.

Proprio per quest’ultimo motivo, l’immissione di aria esterna nei locali viene sicuramente suggerita, anche in assenza di specifica filtrazione, negli ambienti civili ordinari (non ospedalieri). Quando possibile, per arieggiare è sufficiente aprire periodicamente le finestre.

A tal proposito però è necessario sottolineare che l’apertura delle finestre determina inevitabilmente uno spostamento di aria dagli ambienti sopravento verso quelli sottovento, con conseguente diffusione di aerosol tra ambienti adiacenti. Nel caso si creino correnti più forti si può avere anche il trascinamento di goccioline di maggiore dimensione. Pertanto, in caso di ventilazione naturale degli ambienti è essenziale mantenere chiuse le porte interne all’edificio per limitare la diffusione tra ambienti adiacenti.

In caso di ventilazione artificiale, particolare attenzione deve essere posta nell’evitare condizioni che possano determinare shunt o cortocircuiti di aria tra la presa esterna (di immissione in ambiente) e la condotta di espulsione all’esterno dell’aria ripresa dagli ambienti interni in impianti centralizzati. In particolare, è necessario evitare che le bocche di presa e di espulsione dell’aria siano ravvicinate, a breve distanza tra loro e contrapposte e che i sistemi di ripresa dell’aria da ambienti non ventilati (es. bagni, magazzini, ecc.) siano posti in serie.

 

Raccomandazioni operative per la gestione degli impianti

Nel rapporto pubblicato dall’ISS vengono presentate dettagliate raccomandazioni da seguire per la gestione degli impianti (in ambienti non sanitari né ospedalieri) in relazione al livello di rischio ambientale.

In particolare nella seguente tabella, viene presentata una matrice di rischio ambientale, considerando:

a. la probabilità della presenza di un soggetto infetto (Tab. 8, riferimento al DM Salute 30/04/2020),

b. l’utilizzo che viene fatto del locale,

c. l’impiego, da parte degli occupanti, di mezzi di barriera o strumenti di protezione individuale ed il mantenimento della distanza fisica.

I diversi ambienti individuati con i numeri da 1 a 5 possono ad esempio corrispondere alle seguenti situazioni:

1. Ufficio senza presenza di ospiti;

2. Ristorante, parrucchiere, sala riunioni, cinema, teatro (zona spettatori);

3. Officina (senza postazioni individuali), cucina di ristorante;

4. Negozio con esposizione, bar, atrio/hall, stazione ferroviaria, aeroporto, museo;

5. Attività di assistenza medico-sanitaria.

Nella seguente tabella vengono quindi elencate le raccomandazioni operative per l’appropriato utilizzo delle diverse tipologie di impianti di ventilazione/climatizzazione. Per quelle non comprese nell’elenco è possibile procedere per analogia e nel caso siano presenti più impianti è opportuno osservare le indicazioni valide per ciascuno di essi. Inoltre, al fine di mantenere la separazione tra gli ambienti, si raccomanda che le porte interne all’edificio siano mantenute chiuse.

 

Impostazioni di temperatura e umidità in ambiente

Anche se non ci sono adeguate indicazioni di letteratura sull’effetto della temperatura e dell’umidità ambiente sulla sopravvivenza del nuovo coronavirus, è possibile stabilire che ridotta umidità relativa comporta un incremento della quota di espettorato che evapora dando luogo alla formazione di bioaerosol (droplet nuclei).

Pertanto il suggerimento è di mantenere un valore di umidità relativa ambientale intorno al 60%.

Per quanto riguarda la temperatura, è consigliabile che venga impostata a valori tali da fornire il comfort abituale e da attenuare lo stress addizionale derivante dall’utilizzo continuativo dei DPI respiratori. Ciò può richiedere di ridurre la temperatura dell’aria ambiente fino a 2°C, in relazione alle caratteristiche dell’ambiente e alla tipologia di DPI prescritti.

 

Raccomandazioni operative per la ventilazione naturale

Come già indicato sopra, nel caso di areazione naturale mediante apertura di finestre è sempre raccomandabile mantenere chiuse le porte interne all’edificio in modo tale da limitare la diffusione di eventuali patogeni tra ambienti adiacenti.

 

Raccomandazioni operative in ambiente domestico

In ambienti domestici, nel caso siano presenti esclusivamente i componenti della famiglia, l’interazione con gli impianti di climatizzazione/ventilazione è trascurabile.

In caso di presenza di persone estranee al nucleo familiare è invece opportuno interrompere il funzionamento degli impianti di climatizzazione o almeno ridurre la velocità dell’aria in ambiente e provvedere, dopo l’uscita dei visitatori, ad un’intensa ventilazione naturale, mediante l’apertura delle finestre, possibilmente su esposizioni diverse.

Ulteriori accorgimenti da mettere in atto sono i seguenti:

1. per assicurare una ventilazione naturale è preferibile aprire le finestre rivolte verso i lati esterni dell’edificio piuttosto che verso cortili, chiostrine o pozzi luce.

2. la persona che effettua la pulizia dei filtri degli impianti di climatizzazione, delle cappe filtranti o aspiranti e degli aspirapolvere può essere maggiormente esposta a particolato contaminato. Se la persona fa parte dello stesso nucleo familiare e nell’ambiente non c’è stato presenza di altre persone, chi effettua la pulizia non è esposto a rischi addizionali. Negli altri casi invece è necessario seguire tutte le procedure corrette per ridurre i rischi. Si suggerisce quindi l’utilizzo di strumenti di protezione individuale e in particolare di mascherine (preferibilmente ffp2 e ffp3), visiere protettive e guanti. È importante evitare il contatto delle mani con naso, bocca e occhi e va effettuato un accurato lavaggio delle mani stesse al termine delle operazioni.

 

Raccomandazioni operative per ventilatori e altri dispositivi di raffrescamento d’ambiente e personale

Eventuali goccioline salivari contenenti il virus, presenti nell’ambiente, possono essere movimentate da flussi d’aria creati, oltre che da impianti di ventilazione/climatizzazione, anche da altri dispositivi di raffrescamento come ventilatori da tavolo, ventilatori a pala da soffitto e persino dai ventagli. Proprio per questa ragione, tali strumenti non possono essere utilizzati nelle strutture ospedaliere e sanitarie.

Di seguito si riporta le raccomandazioni operative da seguire nell’utilizzo di ventilatori e altri dispositivi in base al livello di rischio ambientale così come valutato precedentemente (Tabella 9) (fonte ISS).

Nella tabella non sono prese in considerazioni ventole di raffreddamento di apparecchiature elettriche, come ad esempio pc, proiettori e fotocopiatrici, perché generalmente producono piccoli getti d’aria che di solito non sono indirizzati direttamente verso gli occupanti della stanza e si esauriscono in una distanza inferiore ad 1 metro.

 

Manutenzione degli impianti di ventilazione e condizionamento

Di seguito le principali raccomandazioni nella manutenzione degli impianti:

1. prima degli interventi di manutenzione, gli impianti devono essere spenti per 10 minuti, dopo il raffreddamento del componente a temperatura ambiente, al fine di consentire la sedimentazione del particolato più grossolano.

2. La pulizia delle superfici esposte delle apparecchiature di climatizzazione e ventilazione (griglie, bocchette, ecc.) deve essere integrata nella procedura di pulizia e sanificazione dei pavimenti, degli arredi e del resto degli ambienti. È opportuno aumentare la frequenza della pulizia dei componenti interni degli impianti in funzione delle condizioni di evoluzione dell’epidemia.

3. La manutenzione degli impianti di ventilazione (UTA, VMC) deve essere eseguita come di consueto con una particolare accortezza nel garantire il corretto esercizio dei filtri al fine di garantire l’erogazione della portata nominale della macchina (filtri sporchi riducono la portata di aria di ventilazione). Altrettanta cura deve essere posta nella pulizia e sanificazione ordinaria degli umidificatori e delle batterie di scambio termico con le consuete finalità di igiene.

 

Fonte: Gruppo di Lavoro ISS Ambiente-Rifiuti COVID-19. Indicazioni sugli impianti di ventilazione/climatizzazione in strutture comunitarie non sanitarie e in ambienti domestici in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2. Versione del 25 maggio 2020. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2020. (Rapporto ISS COVID-19, n. 33/2020)

 

Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

 

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Categorie: Emergenze
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