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Lyssavirus: le indicazioni precauzionali di massima cautela del Ministero della Salute

Nota DGSAF 14882 del 03/07/2020

  • 6 luglio 2020
  • Autore: Redazione VeSA
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Il 3 Luglio 2020 le Direzioni Generali della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari (DGSAF) e della Prevenzione Sanitaria (DGPREV) hanno inviato alle Regioni e a a tutti gli addetti ai lavori (IZS, CRAS, FNOVI, ANMVI, SIVEMP, FNOMCEO e ISS) una nota congiunta con chiarimenti e indicazioni precauzionali circa il West Caucasian Lyssavirus isolato in un gatto.

Nella nota si ricorda che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, a seguito della morte di un gatto morsicatore con sintomatologia nervosa, appartenente ad una famiglia residente nel comune di Arezzo, ha effettuato, sulla base di un sospetto di rabbia, le necessarie ricerche di laboratorio. Rilevata positività alle prove effettuate, il campione, in data 26 Giugno, è stato trasmesso al Centro di Referenza Nazionale (CRN) per la rabbia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per la conferma diagnostica. Il 27 Giugno il CRN ha confermato la positività per rabbia, individuando nel virus responsabile dell’infezione un’elevatissima omologia (98,52%) con West Caucasian Bat Lyssavirus (WCBV). In particolare si tratta di un lyssavirus identificato e isolato solo una volta, nel 2002, in un pipistrello miniottero delle montagne del Caucaso Nord Occidentale. Questa unica segnalazione del Lyssavirus in questione nel Miniopterus schreibersii non permette di stabilire con esattezza il serbatoio del virus per cui sono in corso gli approfondimenti necessari.

Il caso confermato di infezione da WCBV nel gatto domestico rappresenta invece con certezza la prima evidenza, a livello mondiale, del passaggio di questo virus dal chirottero Miniopterus schreibersii ad un altro mammifero. Finora infatti non ne era mai stata confermata la capacità di infettare gli animali domestici o l’uomo.

Per far fronte alla novità e complessità della situazione, già dal 28 Giugno, è stato istituito presso l’Ufficio di gabinetto del Ministero della Salute un apposito “Gruppo di Lavoro per la gestione e controllo dei Lyssavirus”. Tale gruppo tecnico scientifico quindi ha evidenziato il possibile rischio per tutte le persone che a diverso titolo possono entrare in contatto con i chirotteri (almeno fino a quando non sarà chiaro il ruolo epidemiologico svolto dai pipistrelli) e di conseguenza ha elaborato delle indicazioni precauzionali di massima cautela che devono essere adottate nel caso specifico.

 

CASO SOSPETTO

Nella nota ministeriale vengono date innanzitutto le definizioni di caso sospetto:

1. Caso Sospetto per tutte le specie di mammiferi domestici: ogni mammifero domestico che presenti i seguenti sintomi o sia venuto a morte dopo averli presentati: aggressività insolita/alterazioni del comportamento, alterazione della fonesi, aumento della salivazione, difficoltà respiratoria e della deglutizione, tremori generalizzati, incoordinazione motoria inclusa paralisi flaccida.

2. Caso sospetto per tutte le specie di mammiferi selvatici con esclusione dei chirotteri: ogni mammifero selvatico che presenti i seguenti sintomi o atteggiamenti o sia venuto a morte dopo averli presentati: aggressività/alterazioni del comportamento, incoordinazione motoria inclusa paralisi flaccida, riduzione della distanza di fuga, facilmente catturabile.

3. Caso sospetto nei chirotteri: ogni individuo morto, morente o con comportamento anomalo e che non si allontana in presenza dell’uomo.

 

PRECAUZIONI

Nel documento si indicano quindi le precauzioni generali che devono essere adottate da tutti i cittadini:

1. Per prima cosa, l’eventuale rinvenimento di chirotteri che rientrano nella definizione di caso sospetto deve essere segnalato al servizio veterinario della ASL territorialmente competente.

2. In caso di contatto con animali domestici, selvatici o con chirotteri possibili casi sospetti di infezione, si raccomanda l’adozione di tutte le misure di protezione individuale.

3. Inoltre, poiché sono ancora in corso approfondimenti di carattere epidemiologico per verificare gli eventuali serbatoi del virus e il suo livello di diffusione, è consigliabile per il momento tenere sotto controllo i cani e i gatti in caso di permanenza all’esterno delle abitazioni al fine di ridurre la probabilità di un’eventuale esposizione al contagio.

 

INDICAZIONI OPERATIVE

Il gruppo di lavoro ministeriale fornisce dunque dettaglio indicazioni operative rivolte ai medici veterinari liberi professionisti, ai CRAS (Centri di Recupero della Fauna Selvatica), al personale che si occupa di chirotteri su tutto il territorio nazionale e agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.

1. Indicazioni per i veterinari liberi professionisti (clicca un approfondimento)

2. Indicazioni per i Centri di Recupero della Fauna Selvatica (CRAS) (clicca un approfondimento)

3. Indicazioni per il personale che si occupa di chirotteri su tutto il territorio nazionale (clicca un approfondimento)

4. Indicazioni per gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (II.ZZ.SS.) (clicca un approfondimento)

 

VACCINAZIONE ANTI-RABBICA UMANA

Per quanto riguarda la vaccinazione antirabbica umana pre e post-esposizione si fa riferimento alla Circolare ministeriale n. 36 del 10 Settembre 1993 nella quale vengono fornite indicazioni a riguardo.

Inoltre, in base al Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019 la profilassi pre-esposizione è raccomandata a tutti i lavoratori a continuo rischio di esposizione al virus della rabbia come ad esempio, personale di laboratorio che lavora a contatto con tale virus, veterinari, biologi, operatori di stabulari e di canili, altri lavoratori a contatto con animali potenzialmente infetti.

Per quanto riguarda il trattamento post-esposizione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato nel 2018 un aggiornamento sui vaccini antirabbici.

Il Ministero della Salute infine raccomanda di lavare immediatamente con abbondante acqua e sapone o detergente e/o agente virulicida ogni ferita da morsicatura o da graffio animale mentre chiarisce che, ad oggi, non è nota l’efficacia dei vaccini disponibili e delle immunoglobuline nei confronti del West Caucasian Bat Lyssavirus (WCBV).
 

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Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

 

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