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Convivere con il lupo: dinamiche ecologiche e strategie di gestione nei contesti antropizzati

  • 8 gennaio 2026
  • Autore: Redazione VeSA
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Negli ultimi anni, anche nel nostro territorio, sono aumentate le segnalazioni di avvistamenti di lupi in prossimità di aree abitate, zone rurali e contesti periurbani. Si tratta di un fenomeno legato al naturale processo di ricolonizzazione della specie, favorito da cambiamenti ambientali, ecologici e sociali, che interessa ampie aree del Paese.

La presenza del lupo può generare preoccupazione nella popolazione, spesso alimentata da informazioni frammentarie o non corrette. È pertanto fondamentale fornire ai cittadini indicazioni basate su evidenze scientifiche, utili a comprendere il comportamento della specie, distinguere le situazioni ordinarie da quelle che richiedono attenzione e adottare comportamenti adeguati per ridurre i rischi e favorire una convivenza sicura.

L’articolo che segue ha l’obiettivo di:

  • spiegare in modo semplice e scientificamente corretto perché il lupo può frequentare anche ambienti antropizzati;

  • chiarire quali comportamenti del lupo sono normali e quali, invece, devono essere segnalati;

  • fornire indicazioni pratiche su come comportarsi in caso di avvistamento o incontro;

  • sensibilizzare sull’importanza di evitare comportamenti umani che possano favorire l’avvicinamento degli animali selvatici alle abitazioni.

In allegato è disponibile una brochure informativa, rivolta a tutti i cittadini, che riassume in forma schematica le principali regole di prevenzione e le buone pratiche da adottare nella vita quotidiana, in particolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, degli animali da compagnia e delle aree prossime alle abitazioni.

Si ricorda che:

  • la semplice presenza del lupo non costituisce di per sé un pericolo per l’uomo;

  • è fondamentale non avvicinarsinon alimentare e non cercare interazioni con gli animali selvatici;

  • eventuali comportamenti anomali o situazioni di rischio devono essere segnalati tempestivamente alle autorità competenti.

Una convivenza possibile e sostenibile tra uomo e fauna selvatica passa attraverso informazione corretta, prevenzione e responsabilità individuale. Questo materiale intende supportare i cittadini in tale percorso, contribuendo a ridurre allarmismi ingiustificati e a promuovere comportamenti consapevoli.

 

Convivere con il lupo: dinamiche ecologiche e strategie di gestione nei contesti antropizzati

Negli ultimi anni, in Italia si è registrato un aumento significativo delle segnalazioni relative alla presenza del lupo in contesti rurali e urbani. Dopo un prolungato periodo di assenza, la specie sta progressivamente ricolonizzando territori da cui era scomparsa da decenni, estendendo il proprio areale anche alle zone pianeggianti e fortemente antropizzate. Questo fenomeno, sebbene ecologicamente rilevante, solleva interrogativi e preoccupazioni nella popolazione, rendendo necessario un approfondimento scientifico sul comportamento della specie e sui fattori che ne favoriscono l’avvicinamento agli ambienti urbani, al fine di evitare allarmismi ingiustificati.

Inquadramento ecologico e comportamentale della specie

Il lupo ha storicamente rivestito un ruolo centrale nella cultura europea. Con l’affermarsi di una visione antropocentrica della natura e lo sviluppo della zootecnia estensiva, la specie è stata progressivamente percepita come una minaccia per le attività umane. Tale percezione ha condotto a una persecuzione sistematica che ne ha determinato l’eradicazione da ampie porzioni dell’areale europeo.

Per lungo tempo, l’impatto del lupo è stato valutato prevalentemente in termini negativi, soprattutto in relazione alla predazione su bestiame e selvaggina. Solo negli ultimi decenni è stato riconosciuto il suo ruolo funzionale negli ecosistemi terrestri, in particolare nel controllo delle popolazioni di ungulati selvatici, nella regolazione spaziale delle prede e nella mitigazione degli impatti sulla vegetazione. Il lupo ha iniziato a ricolonizzare spontaneamente vaste aree del proprio areale storico, sia in Europa sia in Italia. Questo processo è stato favorito da una combinazione di fattori ecologici e socio-economici, tra cui l’introduzione di misure di protezione legale, l’abbandono delle aree rurali da parte dell’uomo, l’aumento delle popolazioni di ungulati selvatici e l’elevata adattabilità ecologica della specie, che le consente di integrarsi anche in paesaggi fortemente antropizzati.

Il lupo è un carnivoro sociale che vive in branco, generalmente costituito da una coppia riproduttiva e dalla prole di uno o più anni. Di norma, solo i due individui dominanti si riproducono. La dimensione del branco varia mediamente tra tre e undici individui ed è influenzata da fattori geografici e stagionali, con un incremento nel periodo estivo-autunnale dovuto alla presenza dei cuccioli, seguita da una fase di dispersione invernale dei giovani.

L’attività del lupo è prevalentemente notturna e crepuscolare, in coincidenza con i periodi di maggiore attività delle prede e di minore disturbo antropico. Tuttavia, in aree scarsamente frequentate dall’uomo, la specie può manifestare attività anche diurna.

Dal punto di vista nutrizionale, il lupo è un carnivoro opportunista. La dieta varia in funzione della disponibilità locale delle risorse e comprende principalmente ungulati selvatici di medie e grandi dimensioni, ma può includere anche animali domestici, soprattutto in contesti caratterizzati da pratiche di gestione inadeguate.

Il ritorno del lupo in ambienti antropizzati e i conflitti con l’uomo

La ricolonizzazione del lupo avviene in un contesto profondamente modificato dall’uomo, in cui la sovrapposizione spaziale con le attività antropiche genera conflitti legati alla predazione su animali domestici, alla percezione del rischio e alla gestione del territorio. Sono sempre più frequenti le segnalazioni di lupi che si avvicinano ai centri abitati, predano animali da compagnia e, in alcuni casi, manifestano comportamenti percepiti come potenzialmente pericolosi.

Gli incontri tra lupi e persone risultano più probabili in paesaggi intensamente utilizzati dall’uomo rispetto alle aree disabitate, poiché la frammentazione dell’habitat rende difficile per la specie evitare il contatto umano. Tuttavia, la semplice presenza del lupo in prossimità degli insediamenti non implica necessariamente un pericolo per l’uomo. È fondamentale distinguere tra situazioni ordinarie e comportamenti anomali, al fine di prevenire sia allarmismi ingiustificati sia rischi reali.

Lupo “confidente”: prevenzione, informazione e convivenza

Alla base di molti episodi di interazione uomo-lupo vi è il fenomeno dell’abituazione, un processo di apprendimento non associativo attraverso il quale l’animale riduce progressivamente la propria risposta a stimoli ripetuti privi di conseguenze significative. In contesti fortemente antropizzati un certo livello di abituazione è considerato inevitabile per la sopravvivenza dei grandi carnivori, purché venga mantenuta un’adeguata distanza di sicurezza dall’uomo.

Il comportamento confidente si sviluppa quando all’abituazione si associa un condizionamento positivo, ovvero un processo di apprendimento in cui la presenza dell’uomo o dei suoi ambienti viene correlata a stimoli favorevoli, principalmente risorse alimentari. Tale condizionamento è frequentemente indotto da comportamenti umani, volontari o involontari, come l’abbandono di rifiuti organici, la disponibilità di cibo per animali domestici o la presenza di fonti alimentari facilmente accessibili.

Un lupo “confidente” è, secondo il Large Carnivore Initiative for Europe (LCIE) un individuo che tollera ripetutamente la presenza di esseri umani riconoscibili a una distanza inferiore ai 30 metri o quando si avvicina attivamente e più volte alle persone entro tale distanza. Sebbene non tutti i lupi confidenti rappresentino un pericolo immediato, la progressiva riduzione della diffidenza nei confronti dell’uomo aumenta il rischio di interazioni problematiche.

In risposta a tali criticità, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in collaborazione con il progetto LIFE Wild Wolf, ha elaborato un protocollo tecnico per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti, finalizzato alla riduzione dei conflitti uomo-fauna e al supporto delle decisioni gestionali degli enti competenti su basi scientifiche.

Per prevenire lo sviluppo di comportamenti confidenti risulta quindi fondamentale intervenire in modo preventivo, evitando qualsiasi forma di condizionamento positivo. Ciò implica la rimozione sistematica di tutte le potenziali fonti di attrazione, quali rifiuti alimentari o cibo lasciato per gli animali domestici, e una corretta gestione degli animali da compagnia: impedendo loro di vagare liberamente, tenendo i cani al guinzaglio durante le uscite e assicurandone la custodia in ambienti chiusi o adeguatamente recintati, soprattutto nelle ore notturne. Si raccomanda inoltre di adottare buone pratiche per prevenire situazioni di rischio: mantenere sgombre le aree limitrofe alle abitazioni da vegetazione fitta e la messa in sicurezza, oltre alla regolare pulizia, dei cassonetti e dei punti di raccolta dei rifiuti, anche in prossimità di esercizi pubblici.

Un ruolo rilevante nella prevenzione è svolto anche dalla corretta gestione delle colonie feline. È necessario sensibilizzare i referenti di colonia e i cittadini all’adozione di buone pratiche, in particolare nella somministrazione controllata degli alimenti, evitando il cibo lasciato ad libitum, che rappresenta una delle principali fonti di attrazione per numerose specie animali, incluso il lupo.

L’informazione e la comunicazione alla cittadinanza costituiscono elementi cardine della prevenzione. La diffusione di informazioni corrette e la promozione di comportamenti responsabili favoriscono una convivenza consapevole con il lupo, soprattutto in ambiti urbani e periurbani, dove le abitudini umane spesso non tengono conto della presenza regolare della fauna selvatica. Le norme comportamentali devono mirare sia al mantenimento di un’adeguata distanza tra uomo e lupo, sia alla limitazione della frequentazione degli spazi maggiormente utilizzati dall’uomo da parte della specie.

La corretta custodia degli animali da compagnia, insieme alla rimozione degli attrattivi, assume un’importanza ancora maggiore in presenza di lupi che frequentano abitualmente aree abitate, soprattutto quando manifestano interesse diretto verso i cani. Una gestione inadeguata può infatti favorire episodi di predazione, generando allarme sociale e malcontento. La presenza di cani può influenzare il comportamento del lupo, che può essere attratto dal conspecifico ignorando la presenza umana e avvicinandosi alla fonte di interesse, che non è necessariamente l’uomo.

Un ulteriore aspetto critico è rappresentato dall’interazione tra lupi e cani vaganti o inselvatichiti. L’ibridazione lupo-cane, che produce prole fertile e vitale, costituisce una minaccia significativa per l’integrità genetica delle popolazioni di lupo, con potenziali ripercussioni su morfologia, comportamento, fisiologia ed ecologia della specie. Inoltre, i cani lasciati liberi di vagare possono innescare reazioni aggressive da parte dei lupi, creando situazioni di rischio e stress anche per le persone coinvolte.

Quadro normativo e gestione della specie

La tutela del lupo si fonda su un articolato sistema di norme internazionali, europee e nazionali. A livello europeo, la Direttiva Habitat e la Convenzione di Berna garantiscono una protezione rigorosa della specie, pur consentendo deroghe limitate e motivate. In Italia, il lupo è protetto dal 1971 con il divieto di caccia ed è stata rafforzata dalla legge 157/92, che lo include tra le specie particolarmente protette. La normativa CITES regola inoltre in modo stringente la detenzione e l’importazione degli individui.

Un cambiamento significativo è avvenuto recentemente: il 5 giugno 2025, il Consiglio Europeo ha deciso di modificare lo status del lupo nella Direttiva Habitat, declassandolo da specie strettamente protetta a specie protetta. Questa decisione mira a concedere agli Stati membri una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni di lupo, con l’obiettivo di favorire una migliore coesistenza con le attività umane e ridurre al minimo l’impatto della crescente popolazione di lupi. Gli Stati potranno quindi adottare misure di gestione calibrate sulle specifiche realtà territoriali. Nonostante il declassamento, resta l’obbligo per gli Stati membri di garantire un buono stato di conservazione della specie. In Italia, la questione è attualmente al centro del dibattito politico; l’iter giuridico per l’approvazione del declassamento del lupo è stato avviato con parere favorevole della Camera dei Deputati, suscitando numerose polemiche da parte delle associazioni protezionistiche.

Conclusioni

Considerata la recente emersione del fenomeno della presenza del lupo in contesto urbano e la limitata conoscenza dell’etologia della specie in tali ambienti, risulta imprescindibile promuovere una gestione basata su evidenze scientifiche, prevenzione e informazione. La responsabilizzazione dei cittadini e l’adozione di buone pratiche rappresentano il presupposto fondamentale per una convivenza efficace e sostenibile tra uomo e lupo nel paesaggio contemporaneo.

Si raccomanda di segnalare tempestivamente ogni avvistamento o comportamento anomalo alle autorità competenti ed in caso di incontri ravvicinati con soggetti confidenti o aggressivi, di mantenere la calma, allontanarsi senza voltare le spalle e, se necessario, emettere rumori per dissuadere l’animale.

 

Autore: Dr.ssa Eliana Cantarella SA AST Macerata

 

OPUSCOLO

CONVIVERE CON IL LUPO

Dinamiche ecologiche e strategie di gestione nei contesti antropizzati

VOLANTINO

Indicazioni utili per la convivenza con lupi "confidenti" in aree urbane

(a cura della Dr.ssa Sofia Gambini)

 

 

 

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