La tubercolosi bovina causata da micobatteri del Mycobacterium tuberculosis complex (MTBC) costituisce tuttora una delle principali zoonosi di interesse veterinario e pubblico.
Nel primo semestre del 2025, secondo la Relazione sulla qualità delle indagini epidemiologiche nei focolai di tubercolosi bovina dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, nella Regione Marche sono stati registrati in totale tre focolai di tubercolosi bovina. Uno di questi si trova in zona indenne, mentre gli altri due ricadono nella provincia non indenne di Macerata. Per tutti i focolai è stata avviata l’indagine epidemiologica, tuttavia nessuna risulta ancora conclusa al momento della rilevazione. In sintesi, la regione presenta un numero limitato di focolai, con attività investigativa formalmente iniziata ma ancora in corso.
Tabella 1. Quadro complessivo per la Regione Marche (gennaio–giugno 2025)

La strategia di controllo ed eradicazione, delineata a livello comunitario dal Regolamento (UE) 2016/429 e dal Regolamento Delegato (UE) 2020/689, è stata recepita in Italia dal DM 2 maggio 2024, che introduce il nuovo Programma nazionale di eradicazione e sorveglianza della MTBC. All’interno di questo quadro si inserisce il Protocollo diagnostico per esame ispettivo mirato e prelievo campioni, documento tecnico che definisce le procedure dettagliate per l’attività ispettiva al macello. Tale protocollo rappresenta il principale strumento operativo a disposizione del veterinario ispettore per confermare o escludere la presenza di MTBC nei capi bovini sottoposti a macellazione, fungendo da collegamento tra normativa, diagnostica ufficiale e indagine epidemiologica.
Il percorso diagnostico di MTBC prevede una fase intra vitam, basata principalmente sulla prova intradermica alla tubercolina (IDT) e sul test del gamma-interferone (IGRA), e una fase post mortem, ad oggi l’unica in grado di fornire conferma ufficiale dell’infezione secondo la normativa. Gli animali dichiarati dubbi o positivi alla IDT o al test IGRA, così come i capi provenienti da allevamenti sede di focolaio o inseriti in cluster epidemiologici, devono infatti essere sottoposti a macellazione e ad analisi diagnostiche post mortem.
Il Protocollo diagnostico per l’esame ispettivo mirato assume un ruolo centrale in questa fase. Esso stabilisce che l’ispezione al macello debba essere focalizzata sui distretti anatomici maggiormente interessati dalla patologia tubercolare: polmoni, fegato e intestino, nonché tutti i linfonodi regionali, con particolare attenzione a quelli della testa e del torace. In presenza di lesioni riferibili a TBC, l’organo sede della lesione deve essere prelevato evitando incisioni profonde che possano contaminare o disperdere materiale infetto, compromettendo l’esame colturale.
Uno degli elementi più qualificanti del protocollo riguarda la gestione dei bovini NVL (No Visible Lesions). L’assenza di lesioni macroscopiche non deve infatti indurre a sottostimare la probabilità di infezione: numerosi studi evidenziano come nei bovini reattivi alle prove in vivo, una percentuale di animali NVL possa risultare comunque infetta e l’infezione stessa essere confermata successivamente tramite PCR o coltura (Corner, 1994; Bezos et al., 2014). Per questo motivo, in assenza di lesioni macroscopiche visibili (NVL), in soggetti sospetti di infezione che hanno riportato un esito dubbio o positivo alle prove diagnostiche in vita, occorre prelevare le amigdale ed i linfonodi di ciascuno dei pacchetti rappresentativi dell’apparato digerente, respiratorio e mammario:
- linfonodi sottomandibolari e retrofaringei,
- tracheobronchiali,
- mediastinici (craniali e caudali),
- epatici e mesenterici,
- prescapolari,
- iliaci.
Questo approccio consente di aumentare sensibilità e capacità diagnostica, permettendo al laboratorio di eseguire esami istologici, PCR e colture anche in assenza di lesioni macroscopiche evidenti. L’importanza di tale campionamento è confermata dalla letteratura internazionale, secondo cui la distribuzione delle lesioni iniziali può essere limitata ai linfonodi drenanti, sfuggendo completamente all’ispezione visiva (Neill et al., 1991; Palmer et al., 2007).
Tabella 2. Gruppi linfonodali da prelevare in caso di NVL

Il protocollo include anche indicazioni precise sulle modalità di prelievo, confezionamento e trasporto del materiale biologico. I campioni devono essere raccolti con strumenti sterili o sanificati, confezionati in tre livelli di contenimento (primario, secondario, terziario), identificati accuratamente e trasportati rapidamente ai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico. La refrigerazione è obbligatoria se il materiale non può essere consegnato entro 48 ore, mentre il congelamento è ammesso solo in casi eccezionali, poiché impedisce l’esame istologico.
All’arrivo in laboratorio, i campioni vengono sottoposti a un iter diagnostico multilivello che comprende:
- esame istologico, utile nella valutazione precoce dei granulomi (tempo medio 7–10 giorni);
- PCR da organo, fondamentale per la conferma rapida nei capi NVL (esito 7–15 giorni);
- isolamento colturale, gold standard diagnostico (fino a 90 giorni);
- genotipizzazione del ceppo, mediante spoligotyping e VNTR, cruciale per la ricostruzione epidemiologica e la definizione dei cluster.

L’integrazione tra protocollo ispettivo e diagnostica di laboratorio permette non solo la conferma o esclusione dell’infezione da MTBC, ma anche l'identificazione di focolai e cluster epidemiologici, come previsto dall’Allegato 2 del Programma nazionale. L’efficienza di questa filiera ispettiva-diagnostica contribuisce alla tempestiva attivazione delle misure di polizia veterinaria, tra cui la sospensione dello status sanitario della stalla, le prove aggiuntive sull’intero effettivo e la ricostruzione delle connessioni epidemiologiche.
La letteratura scientifica conferma il ruolo cruciale del macello come punto di controllo della tubercolosi bovina. Numerosi autori riportano che una percentuale significativa dei casi confermati deriva da riscontri post mortem (Whipple et al., 1996; Alvarez et al., 2012), rendendo essenziale un protocollo ispettivo standardizzato come quello adottato in Italia nel 2024.
Il valore del protocollo risiede inoltre nella sua capacità di uniformare l’operatività dei veterinari ispettori su tutto il territorio nazionale, riducendo variabilità e aumentando la sensibilità diagnostica. L’applicazione rigorosa del campionamento esteso nei capi NVL rappresenta uno dei principali avanzamenti nella pratica ispettiva, offrendo un incremento documentato delle conferme tramite PCR e istologia. Questo approccio consente una gestione epidemiologica più precisa, migliorando le attività di tracciamento e prevenzione.
In conclusione, il Protocollo diagnostico per esame ispettivo mirato e prelievo campioni costituisce oggi la colonna portante della diagnosi post mortem di MTBC al macello, garantendo qualità dei campioni, accuratezza diagnostica e tempestività nelle misure sanitarie. Integrato con le disposizioni del DM 2 maggio 2024, rappresenta uno strumento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di eradicazione della tubercolosi bovina in Italia entro il 2030.
Dr. Francesco Brunelli – UOC IAOA – AST ANCONA
Dr.ssa Monica Gaspari – UOC IAOA – AST ANCONA
Dr. Michele Mencarelli – UOC IAOA – AST ANCONA