La disciplina dell’acqua destinata al consumo umano in Italia è attualmente regolata dal Decreto Legislativo 18/2023, emanato in attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184 relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano e successivo Decreto Legislativo 102/2025. Il decreto è entrato in vigore il 21 marzo 2023 e ha sostituito il precedente D.Lgs. 31/2001, introducendo un sistema più moderno e rigoroso di tutela della salute pubblica e il Decreto Legislativo 102/2025 impartisce disposizioni integrative e correttive.
L’obiettivo principale della normativa è garantire che l’acqua destinata al consumo umano sia salubre e pulita, proteggendo la popolazione dai rischi derivanti dalla presenza di microorganismi, sostanze chimiche e contaminanti potenzialmente dannosi. Il decreto si applica all’acqua utilizzata per bere, cucinare, preparare alimenti e per altri usi domestici, comprendendo anche l’acqua impiegata nelle industrie alimentari.
Uno degli aspetti più innovativi introdotti dal decreto riguarda l’approccio basato sulla valutazione del rischio, definito “Water Safety Plan”. Tale sistema prevede un controllo integrato dell’intera filiera idrica, dalla captazione delle sorgenti fino alla distribuzione al consumatore finale. In questo modo non si interviene solamente in presenza di contaminazioni, ma si adottano misure preventive volte a ridurre i rischi lungo tutta la rete di approvvigionamento. L’articolo 8 del D.Lgs 18/2023 infatti impone l’adozione da parte di tutti i gestori idro-potabili dell’approccio alla sicurezza dell’acqua basato sulla valutazione e gestione del rischio nei sistemi di fornitura idropotabile, perseguibile attraverso l’implementazione dei PSA, elaborati secondo i criteri minimi e procedurali descritti nell’Allegato VI del Decreto. Inoltre sono previsti programmi di monitoraggio operativo dei parametri fondamentali compresi nel decreto per determinare la qualità delle acque destinate o da destinare al consumo umano, indipendentemente dalla loro origine, nonché dei parametri supplementari che vengono stabiliti per tutelare la salute umana all’interno del territorio nazionale o in una parte di esso, tenendo in considerazione i risultati di monitoraggio delle aree di estrazione delle acque potabili ai fini dell’attenuazione dei rischi da essi provenienti che potrebbero comprometterne la qualità, includendo altresì la verifica della conformità dei materiali a contatto con le acque potabili e dei reagenti chimici e materiali filtranti impiegati per il loro trattamento.
L’articolo 19 del DL.gs 18/2023 dà disposizioni sulle modalità e le tempistiche per la raccolta e la condivisione di dati e informazioni, a livello dell’Unione Europea, sull’attuazione e gli effetti nel tempo, in Italia, delle disposizioni della Direttiva (UE) 2020/2184. Con l’intento di garantire lo scambio di informazioni e di comunicazioni tra le Autorità competenti nazionali e degli Stati membri, e di dare attuazione alle lettere a) e d) dell’unico comma dell’articolo 21 della Legge 4 agosto 2022, n. 127 (Italia, 2022), l’articolo stabilisce l’istituzione presso l’ISS del sistema AnTeA e del CeNSiA.
Per garantire la comunicazione e la condivisione dei dati tra le Autorità pubbliche e tra queste e gli operatori del settore idropotabile, l’articolo attribuisce ad AnTeA le funzioni di acquisizione dell’insieme di dati sanitari e ambientali relativi al controllo dell’attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184, da rendere accessibili anche al pubblico; al CeNSiA attribuisce la competenza in materia di approvazione dei PSA, di rilascio delle certificazioni per l’immissione in commercio dei reagenti chimici e i materiali filtranti attivi o passivi da impiegare nel trattamento delle acque destinate al consumo umano e di gestione del sistema AnTeA che ha come obiettivo quello di raccogliere e centralizzare tutti i dati e la documentazione riguardanti le acque destinate al consumo umano.
Il decreto attribuisce infatti grande importanza alla trasparenza delle informazioni e quindi rendere disponibili ai cittadini i dati relativi alla qualità dell’acqua, ai controlli effettuati e agli eventuali rischi presenti. Tale principio mira a garantire una maggiore consapevolezza pubblica e a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
La sua struttura operativa è già definitiva ma il processo di registrazione e il caricamento dati è ancora in progressiva messa in regime con il coinvolgimento di diversi soggetti ( Enti gestori, AST, laboratori ed altri Enti di controllo).
Particolare attenzione viene dedicata anche agli edifici prioritari, come scuole, ospedali e strutture sanitarie, nei quali devono essere adottate specifiche misure di prevenzione e controllo, soprattutto per il rischio di proliferazione della legionella.
I controlli volti a verificare la qualità delle acque destinate al consumo umano vengono distinti in controlli esterni, svolti dall’AST territorialmente competente, e in controlli interni, svolti dal Gestore idro-potabile, che vanno distribuiti uniformemente nel corso dell’anno dividendo il numero di campioni previsto dalla Tabella 1 dell’All. II in parti uguali tra AST ed Ente Gestore. Le autorità sanitarie e i gestori idrici sono pertanto tenuti a garantire il monitoraggio continuo della qualità dell’acqua e ad adottare tempestivamente interventi correttivi in caso di non conformità.
In conclusione, il D.Lgs. 18/2023 rappresenta un importante aggiornamento della normativa italiana in materia di acqua potabile, poiché introduce standard più elevati di sicurezza, un maggiore controllo dei contaminanti emergenti e un sistema di gestione preventiva dei rischi, in linea con gli obiettivi europei di tutela della salute e dell’ambiente.
Dott.ssa Rossana Anna Belfiglio
U.O.C. I.A.N. AST Fermo